La famiglia Guarneri

La storia della famiglia Guarneri è avvolta da un alone di mistero.
Molti studiosi hanno pubblicato ipotesi sulla nascita di alcuni protagonisti di questa famiglia, ancora oggi non possiamo dire con certezza chi fosse Guarneri del Gesù e non sappiamo se davvero abbia fatto parte di questa famiglia. L'ipotesi più accreditata è che fosse Bartolomeo Giuseppe, ma molti sostengono che siano due persone diverse.

Andrea Guarneri

Andrea Guarneri nacque nel 1625 circa, venne assunto intorno al 1641 nella bottega di Nicolò Amati come apprendista e vi rimase fino al 1645, anche se continuò a collaborarvi fino al 1654. La lunga permanenza nella bottega di Amati gli permise di apprendere molto bene il metodo e la tradizione di questa scuola, tuttavia il suo lavoro non ebbe mai la stessa eleganza e perfezione del maestro. Andrea aveva comunque carattere e una certa personalità che evidenziava anche nella timbrica dei suoi strumenti.
Ebbe due figli Pietro nato nel 1655 e Giuseppe nel 1666.
Il primo lasciò Cremona per andare a lavorare a Mantova. Giuseppe rimase accanto al padre partecipando attivamente alla produzione; ebbe un ruolo determinante nella costruzione di un piccolo violoncello, anticipando Stradivari di un decennio. Anche con la viola contralto ebbe ottimi risultati, ed anche in questo caso anticipò la viola di Stradivari del 1672.
Andrea Guarneri morì nel 1698 lasciando tutti i suoi beni al figlio Giuseppe.

Giuseppe Guarneri

Giuseppe continuò a lavorare perfezionando e modificando lo stile. I contorni netti, puliti e profondamente incisi che caratterizzarono l'ultimo decennio del 1600, persero gradualmente di precisione, ma guadagnarono in carattere, così anche nei ricci. Le arcate nella zona delle CC, relativamente piatte che si innalzano convergendo al centro con una leggera angolazione, non subirono molte modifiche, al contrario di Stradivari. Col passare degli anni utilizzò un acero sempre migliore e un ottimo abete rosso per le tavole. Spesso utilizzava una vernice di una trasparenza e colore molto calda, raramente eguagliata e mai superata da altri. I ricci che fece hanno una straordinaria forza scultorea, fu uno dei più grandi intagliatori. Nel 1690 sposò Barbara Franchi e nel 1692 nacque il primo figlio Andrea, ma sembra che questi morì nel 1706. Ebbe un secondo figlio nel 1695, Pietro, e nel 1698 venne al mondo Bartolomeo Giuseppe (Guarneri del Gesù).
Pietro, nel dicembre del 1717 lasciò Cremona e si trasferì a Venezia. Non aprì una bottega, ma continuò la sua attività in casa. Dopo il suo trasferimento non ebbe più nessun contatto con la famiglia.
Rimasti soli, Giuseppe padre e Giuseppe figlio continuarono a lavorare insieme e si nota nel lavoro del padre, intorno al 1720, un graduale cambiamento di stile a testimonianza di un'altra mano.
Cambiarono i ricci, le bombature divennero più stradivariane, più piatte e meno appuntite, e gradualmente più piene via via che si congiungono al bordo delle CC. Poi ancora cambiò il profilo, le CC divennero più angolate e profonde appena sotto le punte superiori. I bordi più piatti e i filetti più interni alla forma, e le "ff" acquistarono più forza. Vi sono solo una decina di strumenti con la zona delle "CC" così stretta, di questi solo uno porta l'etichetta originale di Joseph filius Andreae, datata 1719.
Nel 1722 non vi è alcuna traccia del giovane Giuseppe Guarneri. Riapparve nel 1731, sposato con Catarina Rota. Dove è stato in questi otto anni? Quel che è certo è che Guarneri del Gesù cercava un ottimo risultato timbrico nei suoi strumenti, e fuse insieme lo stile di Stradivari con quello dei liutai Bresciani.
Non erano necessari cambiamenti nel disegno cremonese di base, ma vi è nel suo stile qualcosa che assomiglia all'impronta di Gasparo da Salò insieme a quella degli Amati, le arcate invece assomigliano allo stile di Stradivari.
Iniziò con questa idea, infine modificò il profilo delle "ff" che diventarono sempre più bresciane. Tuttavia, le sue opere sono qualcosa di più di un semplice cambiamento di alcuni dettagli.
I suoi strumenti sono un capolavoro in tre dimensioni, come se volesse riflettere il suo stato d'.
Dai suoi lavori si può notare che probabilmente non conduceva una vita tranquilla, lo si vede ne "King" e nel "Kreisler" del 1734, eseguiti con grande cura, messi a confronto con "il violino del diavolo", e ancora l'armonioso e quasi femminile "D'Egville" del 1735, tutti con una splendida vernice. Dopo il 1736 e suoi strumenti presero definitivamente uno stile molto maschio, ed è qui che raggiunse la maturità. Il massimo dell'eleganza lo troviamo negli strumenti del 1737, magnifici e con il massimo dell'eleganza, guardandoli si può già percepirne il suono potente.
NEl 1739-40 morì Giuseppe Guarneri filius Andreae.
Guarneri del Gesù morì il 17 Ottobre del 1744 per cause sconosciute.

Ipotesi su Guarneri del Gesù

Non è mai stata chiarita la reale dinamica della sua vita.
Era certamente un personaggio anomalo e non solo per le sue caratteristiche costruttive, così diverse dagli altri liutai della città ed anche della sua famiglia.
Per molto tempo si è sostenuto anche che non facesse parte della famiglia Guarneri. Lo avevano affermato vari studiosi, anche più di un secolo fa, che dichiaravano di aver reperito documenti riguardanti la sua nascita. Secondo alcuni sarebbe avvenuta nel 1683, per altri nel 1686 o nel 1687, per tutti l' della morte fu certamente il 1744.
Anche Elia Santoro, considerato il più assiduo frequentatore della Biblioteca di Cremona e dell'archivio di Stato, ha affermato in una sua pubblicazione del 1982 che Guarneri del Gesù era nato il 17 Ottobre 1686, che fu battezzato in San Damaso e che era figlio di Giovanni BAttista Guarneri e di Angiola Maria Locatelli. Questa è la tesi, che quasi un secolo prima, avevano sostenuto il Vidal, l'Hart e De Piccolellis. Quest'ultimo aveva sostenuto che il del Gesù era nato l' giugno del 1683.
Giovanni Battista era figlio di Bernardo, fratello di Lorenzo e cugino di Andrea Guarneri. Sempre nel suo trattato affermò ancora che la data di nascita certa era il 16 ottobre 1687, un anno e un giorno di differenza quindi rispetto a Santoro, sostenendo di averla reperita negli atti parrocchiali della Chiesa di San Damaso. Aveva scritto inoltre che si era persa ogni traccia di lui negli stati delle anime dal 1702 sino al 1725, data più antica rinvenuta nei cartigli dei suoi strumenti.
Anche nel recentissimo ed interessante volume "Il settecento a Cremona" di Nicola Jacopetti e Gian Franco Manfredini si afferma che il "del Gesù" è nato in San Damaso e che non ha nulla a che fare con gli altri Guarneri liutai in Cremona.
Qualche anno fa Carlo Chiesa sostenne che Guarneri del Gesù era in realtà Bartolomeo Giuseppe, uno dei figli di Giuseppe Guarneri e quindi uno dei nipoti del capostipite Andrea.
Tutti gli studiosi di liuteria, come i già citati Fetis, De Piccolellis, Santoro, Vidal Hart, Hill oltre a Lancetti ed altri, hanno annoverato nell'albero genealogico della famiglia Guarneri, tra i figli di Giuseppe, Giuseppe Bartolomeo, nato il 21 agosto 1698 e battezzato nella parrocchia di San Matteo, ma secondo le loro ricerche costui non si sarebbe affatto dedicato alla liuteria e non sarebbe stato quindi il "del Gesù".
Secondo i recenti studi e i documenti presentati da Chiesa, Giuseppe Bartolomeo detto "del Gesù", figlio di Giuseppe, avrebbe avuto dei contrasti con il fratello e con il padre tanto che si arrivò alla divisione dei beni. Pietro II non era interessato alla casa paterna che si trovava nell'isola perché abitava fuori Cremona, ma anche Giuseppe Bartolomeo non vi andò ad abitare.
Sappiamo inoltre che egli lasciò la casa paterna nel 1722, all'età di 24 anni (ultimo anno in cui fu registrato dal Censimento) in quanto in quell'anno si sposò nella Chiesa di San Pantaleone con Caterina Rota, detta la "tedesca", perché nata a Vienna e figlia di un soldato austriaco, ma non andarono a vivere in Piazza San Domenico nell'isola, dove si svolgeva particolarmente l'arte della liuteria e tutta l'attività mercantile.
Non sono state trovate tracce della sua esistenza tra il 1722 e il 1728, anno in cui comprò una casa nella Parrocchia di San Nazaro, conosciuta anche come Osteria dei Mori, che era in condizioni disastrose e non certo per costruirvi o adibirla ad osteria ma solo per un affare. Continuò poi a vivere in Santa Maria Nuova, in San Bernardo, in San Prospero e si dedicò anche a varie attività. Tutte queste notizie sono sicuramente vere e interessanti e relative a Giuseppe Bortolomeo.
Non è possibile però sottolineare che la diversità dell'opera del "del Gesù" è tale rispetto al "padre" e a tutti gli altri liutai cremonesi da giustificare almeno un "legittimo sospetto" riguardo alla tesi della sua appartenenza alla famiglia Guarneri. La sua ansia di ricerca, l'ossessione per l'acustica, sono dei fattori che non potevano non incidere sulla sua mentalità e sul suo modo di vivere.
La sua arte liutaria èlontanissima da quella di Stradivari e di tutti gli altri liutai cremonesi di ogni epoca, non solo per i problemi legati alla ricerca sull'acustica, ma anche per le sue caratteristiche costruttive, per la scelta del legno e, se si vuole, anche il tipo di vernice che adoperò, tanto che alcuni lo hanno definito "bresciano" o una "sintesi della liuteria bresciana-cremonese" . È allora lecito chiedersi: perché, visti il successo, la fama e i quattrini che faceva Stradivari, ed i successi degli altri liutai cremonesi, doveva lavorare in maniera così differente da loro?
Se aveva imparato l'arte liutaria dal padre a bottega (e non a Bozzolo come qualcuno sostiene) perché non avrebbe dovuto seguire le caratteristiche della scuola cremonese, perché non avrebbe dovuto seguire i consigli paterni e perché avrebbe dovuto avvicinarsi alla liuteria solo in "tarda" età?
E perché quando non si hanno più tracce di lui a Cremona, non lo troviamo dallo zio o dal fratello nelle loro botteghe a Mantova e a Venezia? Cosa ha fatto in questo periodo?
Ed inoltre, perché nelle etichette di "del Gesù", al contrario degli altri Guarneri, non c'è la scritta "sub titulo Sanctae Teresiae"? Gli autori dei nuovi studi sostengono che ciò accadde "perché egli voleva distinguersi dal padre ma che in alcune etichette esisterebbe la dicitura "nipote di Andrea".
Sull'esistenza di etichette o cartigli falsi, strana anche questa circostanza. Tutti i Guarneri cercarono l'appoggio dei Carmelitani Scalzi, perché il "del Gesù", appartenente alla stessa famiglia scelse come "protettori" invece i gesuiti?
Non sono mai state trovate prove che confermino la sua reclusione, la sua vita da "maledetto", la sua "relazione" con la figlia del Capitano della Torre, ma certamente anche questa leggenda, se leggenda è, trae origine dalla sua diversità, dalle sue caratteristiche costruttive così diverse e per certi versi inspiegabili e che dovrebbero perciò legarsi al suo "stile di vita". È legittimo avere delle perplessità sulla figura di Bartolomeo Giuseppe, figlio di Giuseppe o perlomeno sulla vita di un personaggio che è stato descritto e definito tranquillo e "normale".
Invece Guarneri del Gesù, pur inquadrato nella famiglia dei liutai Guarneri, è un "diverso", un "maledetto", un uomo che voleva vivere in maniera diversa, ma che diede un significato alla sua vita e che riuscì a creare opere come "il Cannone" che appartenne a Paganini. Ebbene, quest'uomo costruì strumenti "immortali".
Fu davvero condannato per avere ucciso durante una lite un avventore in una bettola, ed imprigionato per ben dieci anni nella torre del Capitano, dove, per intercessione di Stradivari e di altri importanti personaggi cittadini, potè continuare a lavorare?
Durante la sua detenzione, ci fu veramente una storia d'amore tra lui e la figlia del Capitano della prigione, come parrebbe dato che si parla da sempre dei "violini della prigione" e dei "violini della serva", facendo riferimento nel primo caso a un periodo della sua vita e nel secondo al lavoro della ragazza, che lo avrebbe aiutato e forse anche amato?
Poiché anche nel caso fosse stato uno dei figli di Giuseppe Guarneri si perdono le tracce della sua esistenza a Cremona per alcuni anni durante il periodo della sua giovinezza: cosa fece in questo periodo?
È andato a Bozzolo ad imparare l'arte liutaria dal Ghisalberti, come sostengono alcuni studiosi?
Guarneri del Gesù non poteva avere una vita "normale", tranquilla, serena come tutti gli altri liutai cremonesi, che si ritrovavano tra loro a discutere, a scambiarsi opinioni, consigli, magari modelli, forme, attrezzi, a "fare" insieme la vernice, a programmare gli acquisti di legname, ad ascoltare i loro strumenti nella Messa cantata dei giorni di festa in San Domenico.
Il "Guarneri del Gesù 1744", di proprietà di Uto Ughi, è stato costruito dal geniale liutaio cremonese nell'ultimo anno di vita ed è quindi una sorta di summa di tutte le esperienze passate.
Straordinario il suo stato di conservazione, sia per quanto riguarda il legno sia per la bellissima vernice. Ma come per tutti i capolavori realizzati dall'ultimo esponente della dinastia Guarneri (marcati con il famoso acronimo IHS), anche in tal caso le prerogative dello strumento vanno lette più nella componente fonica che in quella estetica, alla quale l'estroso Giuseppe Guarneri del Gesù dava relativa importanza. Nella fattispecie, il violino evidenzia un eccellente equilibrio di suono su tutte le corde, con sfumature particolari lungo il settore grave del registro. Notevolissima l'espansione e la capacità di penetrazione sonora di questo gioiello a quattro corde, caratteristica che accomuna i Guarneri del Gesù del periodo maturo.

Il "Cannone di Paganini"

Il suo strumento più conosciuto è il violino di Paganini ed è conservato nel Palazzo Municipale di Genova dal 4 luglio del 1851, per consegna fatta alla Civica Amministrazione dal Barone Achille Paganini, figlio del sommo violinista.
Paganini lo donò per testamento alla sua città natale il 27 aprile 1837 (morì tre anni dopo).
Le caratteristiche dello strumento sono, in alcuni particolari, leggermente diverse da quelle degli altri violini.
Ogni anno esecutori provenienti da tutto il mondo si contendono a Genova uno dei più famosi concorsi di violino ed il premio finale è quello di poter eseguire un concerto con lo strumento costruito dal liutaio "maledetto" di Cremona.
L'etichetta riporta il cartiglio: Joseph Guarnerius Fecit ˜ Cremone Anno 1742 I.H.S.

Alcune misure dello strumento:

  • Lunghezza della cassa armonica: mm. 355'/2
  • Lunghezza del manico compreso il capotasto mm. 133
  • Lunghezza del riccio fuori del capotasto mm. 101
  • Lunghezza totale del violino mm. 589'/2
  • Lunghezza del corista mm. 198'/2
  • Lunghezza della tastiera mm. 262
  • Lunghezza della cordiera mm. 115
  • Lunghezza della "f" di sinistra mm. 80'/2
  • Lunghezza della "f" di destra mm. 78

L'altezza delle fasce è 31 mm, poco più del normale, gli spessori della cassa armonica sono molto grossi rispetto alla norma. La cordiera è più corta di un centimetro rispetto allo standard. Paganini aveva un' eccezionale estensione delle dita della mano sinistra: riusciva ad effettuare passaggi su tre e quattro corde non in successione ma con accordi simultanei. La sua leggendaria abilità lo elevò a vertici insuperati di virtuosismo, ma gli costò spesso tra i contemporanei la qualifica di "demoniaco".
Suonava il violino senza usare la mentoniera, che ai suoi tempi non era ancora in uso: appoggiava quindi il mento direttamente sulla cassa armonica. Si nota infatti nella parte inferiore sinistra della tavola una leggera abrasione della vernice.